Iniziano così anni ridenti per la famiglia.

Nel 1933, Angelo ed Arturo, suo figlio, presenteranno il frutto del loro lavoro, un Barolo 1932 alla mostra campionaria di La Morra, raccogliendo la prima medaglia d’oro della storia della famiglia, un primo riconoscimento che non sarebbe rimasto l’unico. Di qualche anno dopo è il passaggio ufficiale di consegne dal padre Angelo al figlio Arturo, giovane Veglio.

Presto, però, la tragedia della Seconda Grande Guerra mondiale avrebbe minacciato il successo della cantina: nel 1939, chiamato alle armi, Arturo affidò l’azienda nelle mani della giovane moglie, Teresa, che aveva appena partorito il loro primogenito. Saranno loro a guidare la tenuta con costanza per tutto il periodo del conflitto, sino al ritorno del padre: Arturo riuscirà infatti a tornare solo al termine della guerra, nel 1946.

Dal 1965, la conduzione dell’azienda vitivinicola sarà affidata permanentemente all’ormai adulto Angelo e alla sua consorte Rosanna, che la gestiranno con fermezza e rinnovata attenzione per il cliente finale.
Ha inizio così una nuova era produttiva, in cui innovazione e tradizione si fondono dando origine a vini decisi, complessi, intensi, come i Dolcetti, i Barbera, i Freisa e i Baroli.
Contemporaneamente, la produzione d’uva continuerà ad andare avanti, venendo ampliata e migliorata sotto i profili della resa e delle tecniche di coltivazione.

Segue un periodo di ulteriori riconoscimenti per la cantina. Il Barbera dei Vini Veglio a La Morra nel 1985 vinse il premio come miglior vino dell’accademia del Barbera, mentre il Barolo faticava ad affermarsi sul mercato estero. Fu Intorno agli anni 80 che Angelo, coadiuvato dal figlio Franco (1964) e dalla moglie Maria Grazia, riesce ad aumentare notevolmente la produzione grazie ai numerosi investimenti, mantenendo tuttavia la qualità di sempre ed il legame con la tradizione. Nel 1995 il lavoro della famiglia Veglio ottiene un altro riconoscimento ufficiale con l’assegnazione della medaglia di bronzo all’ International Wine Challenge in Inghilterra presentando il Barolo 1990.

Dagli anni 90 ad oggi la cantina è stata ristrutturata ed ampliata per ben quattro volte grazie all’aumento dell’esportazione.

Anche nei vigneti sono state ripristinate vecchie pratiche agronomiche come l’inerbimento tra i filari e la quasi assenza di lavorazioni al terreno che permettono di limitare al minimo le concimazioni chimiche e l’uso di prodotti fitosanitari rendendo così l’uva il più naturale possibile. Anche in cantina l’uso di prodotti chimici è limitatissimo in modo da poter offrire a qualsiasi persona la possibilità di poter apprezzare i nostri vini.